Coltivazione ed irrigazione del finocchio

foto74Il finocchio è una specie tipica dell’area mediterranea. L’Italia con circa 22.000 ha coltivati ed una produzione di circa 480.000 t è il maggiore produttore europeo. Il nostro paese esporta oltre 30.000 t di finocchi soprattutto verso Francia, Germania, Svizzera. Le produzioni italiane si trovano prevalentemente in Puglia, Campania, Calabria, Abruzzo , Sicilia e Lazio.

La pianta del finocchio predilige climi miti. La germinazione è una fase molto delicata e difficile: in terreni freddi (semine precoci in campo) è molto lunga (fino a 20 giorni), ma anche a temperature ottimali richiede circa 8–10 giorni. La crescita vegetativa, favorita da temperature comprese tra 15 e 20°C, è inizialmente molto lenta, tanto che la pianta richiede circa un mese e mezzo per insediarsi. Il finocchio ha una bassa resistenza al freddo: temperature di pochi gradi sotto lo zero (-2/-3°C) uccidono la pianta; in fase di raccolta sono sufficienti alcuni giorni con temperature di 0°C per provocare sul grumolo lesioni longitudinali e necrosi che deprezzano o distruggono la produzione commerciale.

Per ottenere grumoli di buona qualità, il finocchio preferisce terreni sciolti o di medio impasto, profondi, freschi, fertili, ricchi di sostanza organica, senza ristagni idrici, con pH tra 5.5 e 6.8. Dovrebbero essere evitati i terreni molto argillosi, non strutturati ed asfittici e quelli troppo sabbiosi, dove la parte vegetativa si sviluppa troppo a discapito del grumolo, infatti, più il terreno diventa sabbioso più aumenta il rapporto in peso foglie/grumolo.

La scelta della cultivar è uno dei punti cruciali per la buona riuscita della coltura per soddisfare sia le esigenze di coltivazione sia quelle di mercato. Una buona cultivar di finocchio deve avere:

• grumolo compatto, bianco, poco fibroso o spugnoso, tondeggiante, con pochi ricacci ascellari; guaine croccanti, tenere, dolci, leggermente aromatiche;

• fogliame a portamento eretto, che permette densità d’impianto elevate, colore verde intenso che contrasta nettamente con il bianco del grumolo;

• radice fittonante regolare ed allungata (è correlata positivamente con un grumolo di buona forma e dimensioni);

• ciclo vegetativo ben definito per organizzare razionalmente impianti e raccolte;

• maturazione quanto più contemporanea possibile premessa indispensabile per la raccolta meccanica;

• uniformità morfo-biologica;

• tolleranza alla pre-fioritura;

• resistenza al freddo;

• tolleranza all’imbrunimento post-raccolta.

La tecnica usuale di impianto del finocchio è Il trapianto di piantine con pane di terra nel periodo tra settembre e novembre, essendo la semina diretta una pratica ormai abbandonata nel sud Italia.

Le piantine trapiantate riducono la difformità dovuta alla semina e il tempo di permanenza della pianta in pieno campo, aumentano la percentuale di attecchimento, ed evitano operazioni di diradamento che, oltre a essere costose, possono non essere eseguibili tempestivamente nel periodo autunnale.

Il finocchio è sensibile al tenore idrico del terreno, sia nella qualità del grumolo (sodezza, croccantezza, forma, fibrosità) sia per quanto riguarda l’induzione a fiore.

La pianta ha un apparato radicale superficiale, con una bassa capacità di estrazione dell’acqua dal terreno e necessita di essere mantenuta sempre in uno stato di turgore ottimale per ottenere produzioni quanti-qualitativamente interessanti. D’altro canto teme i ristagni idrici e si avvantaggia, pertanto, di irrigazioni frequenti e poco abbondanti. Le sue esigenze possono variare da 1,5 mm/gg nei periodi invernali fino ai 4-5 mm/gg in aprile-maggio.

La pianta è moderatamente resistente alla salinità fino a valori di ECe di 1200-1400 µs/cm e cominciando a dare riduzioni di produzione significative dopo aver superato valori di 2000 µs/cm.

L’irrigazione è eseguita per aspersione (spesso con irrigatori semoventi anche se si stanno affermando i sistemi di microaspersione) o con impianti a goccia.

Il sistema per aspersione è un metodo indispensabile per ottenere una regolare ed uniforme emergenza delle piantine in caso di semina diretta. Per questa tecnica vengono comunemente utilizzati gli irrigatori semoventi che hanno alcuni limiti, soprattutto nel periodo invernale, dovuti all’elevata pluviometria oraria (che può risultare eccessiva mantenendo freddo e bagnato il terreno), all’elevata dimensione delle gocce (con effetto destrutturante sul terreno) e alla suscettibilità al vento, che determina difformità di distribuzione. A questo si aggiunga la necessità di utilizzare pressioni rilevanti (7-10 bar) per il corretto funzionamento e una consistente quantità di manodopera.

Da un punto di vista strettamente economico bisogna, inoltre, considerare che gli irrigatori semoventi hanno le caratteristiche di tutte le macchine agricole: immobilizzazione di capitali, oneri di manutenzione, necessità di spazi per il rimessaggio.

Per questi motivi, e grazie alla diffusione della tecnica di trapianto con pane di terra, negli ultimi anni si sono affermati sistemi a bassa pressione sia per microaspersione che a goccia.

La microaspersione ha, rispetto ai semoventi, il vantaggio di poter avere pluviometrie orarie molto più contenute (adatte a cicli di irrigazione frequenti e con ridotta quantità) e gocce di dimensioni minori (con meno effetto battente sul terreno), restando, comunque, adatta anche alla tecnica di semina diretta.

Di converso, gli impianti di microaspersione richiedono notevole impegno di manodopera per l’installazione e la rimozione e risentono anch’essi del vento (più dei semoventi, data la minore dimensione delle gocce). Possono essere vantaggiosi in caso di colture estive dove anche l’effetto climatizzante può avere influenza sulla coltura.

Anche questo tipo di impianti comporta immobilizzazioni di capitale (meno gravose di quelle dei semoventi), oneri di manutenzione e necessità di spazi di rimessaggio.

I sistemi di irrigazione a goccia sono quelli che oggi hanno il più evidente trend di crescita.

Da un punto di vista dell’irrigazione in se, hanno il vantaggio di essere estremamente efficienti nell’utilizzo dell’acqua permettendo irrigazioni frequenti e con volumi esattamente rapportati alle esigenze della pianta, raggiungono elevati livelli di uniformità di distribuzione e, di conseguenza, di fertirrigazione, non risentono delle condizioni atmosferiche (il vento è ininfluente), non danneggiano la struttura del terreno.

I costi e le performances sono diversi in relazione all’uso di ali mono stagionali (ali leggere) o multi stagionali (ali pesanti).

Le ali monostagionali rappresentano un costo di esercizio (per quanto contenuto), stante la necessità di sostituirle ad ogni coltura, richiedono basse pressioni di lavoro (intorno a 1 bar), hanno costi di impianto ridotti (le trapiantatrici le stendono durante il trapianto in un’unica operazione), permettono di ottenere una buona uniformità con campi di lunghezza fino a 200-300 m (Ø 22). Presentano una certa suscettibilità agli attacchi di insetti o uccelli e non sono adatte a impianti che presentano dislivelli .

Le ali multistagionali si dividono in ali a portata variabile e autocompensanti. Entrambe rappresentano un costo di investimento essendo destinate a essere raccolte e ristese ad ogni ciclo colturale per una durata variabile ma mai inferiore ai 5-6 anni e, in seguito a manutenzione regolare, estendibile anche ai 10-12 anni. Anche in questo caso i costi si installazione, raccolta e manutenzione dell’impianto sono molto contenuti, mentre diventa necessario disporre di locali di stoccaggio. Non sono suscettibili di attacchi da parte di insetti e uccelli.

Le ali a portata variabile richiedono, come le monostagionali, pressioni di esercizio contenute (1 bar) ma restano uniformi con campi più corti (150-200 m Ø 20), anche queste non sono adatte a impianti su terreni con dislivelli.

Le ali autocompensanti, viceversa, presentano elevata uniformità di distribuzione (se di buona qualità), non temono dislivelli, lavorano con un ampio range di pressioni (in genere da 0.5 bar fino a 4.0 bar) permettono, in funzione della pressione, di avere tirate molto lunghe (fino 300-350 m Ø20 e anche fino a 500 m con Ø22).

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