Donne e giovani in aumento nel settore agricolo

foto69Negli ultimi trent’anni c’è stato un radicale cambiamento nel settore agricolo, sia per quanto riguarda la struttura produttiva che la geografia agricola e la demografia del compartimento. In primo luogo c’è da osservare che, a causa della diminuzione costante di lavoratori, l’agricoltura si presenta oggi con caratteristiche del tutto originali in termini occupazionali: alta presenza di ultrasessantenni; scarsa propensione al ricambio generazionale; femminilizzazione. Il tema “donne e giovani in agricoltura” può, tuttavia, essere analizzato più nel dettaglio per le stimolanti riflessioni che favorisce. I dati degli ultimi censimenti registrano una costante diminuzione degli imprenditori agricoli ed uno scarso ricambio generazionale. I giovani, dunque, hanno una bassa propensione a fare impresa nel settore agricolo. Allo stesso tempo l’agricoltura presenta, negli ultimi anni, una forte femminilizzazione ed una forte vitalità imprenditoriale capace di resistere anche alla crisi economica internazionale. Il settore agricolo offre interessanti prospettive occupazionali pur avendo bisogno di rinnovarsi per attirare una nuova generazione di imprenditori. Basta considerare che negli anni della crisi il lavoro dipendente nell’agricoltura è aumentato: +4,6% gli occupati dipendenti e +5,1% quelli con meno di 35 anni.

Dal 2000 al 2010 l’Italia ha visto diminuire di un terzo il numero delle sue imprese agricole (-34%) e tale variazione negativa ha colpito tutte le tipologie di impresa, tutto il territorio nazionale e gli imprenditori di ogni età e sesso. I giovani sono diminuiti soprattutto nelle regioni centrali dove si registrano molti abbandoni dell’attività agricola. Ciò accade per l’attrattività/concorrenzialità di altri settori economici e per le barriere all’ingresso dovute agli alti costi di produzione. I giovani imprenditori agricoli sono diminuiti nell’ultimo decennio ma in maniera differenziata: nel Mezzogiorno essi sono più numerosi mentre nel Nord-Est e nel Centro prevalgono gli ultrasessantacinquenni. Le donne, invece, rappresentano oggi il 27% dei giovani imprenditori e il 31% del totale degli imprenditori agricoli, in particolare nel Sud del Paese.

Il Censimento dell’Agricoltura del 2000 rileva che le donne coinvolte nell’attività agricola a qualsiasi titolo sono pari al 45,3% del totale. Secondo un’analisi di Coldiretti Impresa su dati Unioncamere, ben un’azienda agricola su tre è condotta da una donna e nel nostro Paese, ad oggi, sono attive 294.618 imprese agricole “rosa”. Le imprenditrici agricole sono aumentate lentamente ma costantemente. Questi dati consentono al nostro Paese di conquistare il primato europeo per numero di imprese agricole “rosa”. A favorire l’imprenditoria femminile ci sono sicuramente le agevolazioni fiscali e gli incentivi per donne che diventano imprenditrici, ma va sottolineato che, in questo periodo di crisi, l’unico settore che sta registrando bilanci positivi è quello dell’agricoltura.

La naturale attenzione femminile all’ambiente e alla qualità della vita porta ad essere le imprenditrici agricole fortemente innovative e, di conseguenza, vincenti sul mercato. L’ingresso delle donne in agricoltura ha introdotto la multifunzionalità delle aziende grazie all’introduzione di attività quali, ad esempio, la trasformazione dei prodotti, il recupero delle antiche cultivar, i servizi sociali (agriasili, pet therapy, centri benessere, fattorie didattiche ecc.), l’accoglienza, la ristorazione. Quindi le donne si misurano non solo con l’agricoltura tradizionale ma anche con attività multifunzionali ad elevato valore aggiunto. Sempre più spesso le imprenditrici rosa sono protagoniste di iniziative culturali e turistiche per il sostegno e la promozione dei prodotti tipici nazionali, quali il vino e l’olio e oltre un terzo degli agriturismi italiani è gestito da donne. La presenza femminile nell’agricoltura italiana significa, dunque, anche innovazione. La rosa di attività rurali, con il contributo femminile, si amplia. Ci sono splendidi esempi di trasformazione dei prodotti (tramite il riuso): l’utilizzo degli scarti della vinificazione per realizzare matite colorate ed imballaggi; la coltivazione dell’aglio ripensata nell’ottica di nuovi tipi di commercio; l’invenzione del mestiere di designer della paglia. L’ampliamento delle attività nelle aziende agricole è oggi considerata alla base della sopravvivenza delle stesse che, non a caso, fa registrare andamenti migliori per quelle condotte dalle donne

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