Erba medica in subirrigazione

foto59Definita “la regina delle foraggere” e conosciuta fin dai tempi antichi, l’erba medica viene coltivata su circa 15 milioni di ettari di terreno. In Italia le colture di erba medica interessano svariate regioni: Emilia Romagna, (più della metà della superficie totale italiana), segue Lombardia, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Toscana, Veneto e Campania.

L’erba medica ha una longevità notevole, un’elevata velocità di ricaccio, un’alta produttività e una facilità di conservazione della produzione. Nell’ambito degli avvicendamenti è considerata una specie miglioratrice, infatti il medicaio lascia a fine ciclo 100-150 kg/ha di azoto proveniente dal processo di fissazione atmosferica. Viene coltivata come prato monofita pluriennale avvicendato, infatti è una pianta perenne (3-7 anni), costituita da una corona basale provvista di numerose gemme pronte a far ricacciare la piante dopo il taglio di produzione.

La produzione media annua è di 5-7 t/ha di s.s. al primo anno, 12-15 t/ha di s.s. negli anni successivi.

La coltura, a causa dell’intenso sfruttamento a cui viene sottoposta, va incontro ad un rapido decadimento, per cui il medicaio presenta, generalmente, una durata economica di 3-4 anni.

L’erba medica è una forte consumatrice d’acqua: ne consuma 700-800 litri per formare un chilogrammo di sostanza secca; nonostante ciò è la foraggera più resistente alla siccità grazie al suo apparato radicale capace di scendere a grande profondità, purché non trovi ostacoli. L’erba medica teme moltissimo l’eccesso di umidità nel terreno, per la persistenza del medicaio è fondamentale la buona sistemazione idraulica dei terreni. Il terreno più confacente alla medica è quello di medio impasto e quello argilloso di buona struttura, profondo, in modo da non ostacolare l’approfondimento delle radici. Nei confronti del pH l’erba medica non tollera l’acidità.

L’apparato radicale dell’erba medica può raggiungere la profondità di oltre 1 metro, fermo restando l’habitus della pianta ad assorbire la gran parte dell’acqua e dei nutrienti con la parte superficiale dell’apparato radicale (circa il 40% nei primi 40 cm e un altro 30% nei successivi 40 cm).

L’umidità del suolo può quindi essere mantenuta ad una profondità variabile tra 5 e 80 cm, rendendo la pianta particolarmente vocata alla pratica della subirrigazione.

La Gal Italia suggerisce, appunto, la gestione dei fabbisogni idrici delle colture tramite ala gocciolante interrata ad una profondità utile per l’intercettazione radicale.

I principali vantaggi:

• riduzione delle perdite d’acqua per evaporazione superficiale e per percolazione profonda (con la tecnica per aspersione si             calcola, comunemente, 1 mm di evaporato per 1 mm di utilizzato);

• alta efficienza dell’irrigazione con riduzione degli stress bagnato/asciutto;

• riduzione delle essenze competitrici (infestanti);

• nessun ostacolo alle operazioni meccaniche;

• massima efficienza della fertirrigazione;

• nessuna interruzione dell’irrigazione in concomitanza delle operazioni di sfalcio e raccolta;

• ridotto utilizzo di manodopera e di macchine rispetto ai sistemi tradizionali per aspersione;

• ridotto consumo carburanti (impianti a bassa pressione).

Di converso gestione e manutenzione di questi impianti deve essere accurata anche perché il sistema non permette controllo visivo. Si ritiene indispensabile l’utilizzo di contatori per valutare i volumi d’acqua fornita e di manometri per conoscere le pressioni nei vari punti dell’impianto e monitorarne il corretto funzionamento.

La normale gestione dell’irrigazione del medicaio lascia l’impianto in asciutto per 10-15 gg in occasione degli sfalci: la pratica della subirrigazione permette di evitare questo stress, incrementando il numero degli sfalci e le rese degli stessi in termini di sostanza secca. La mancanza di stress idrici per effetto della maggior frequenza delle irrigazioni, ha come risultato anche un incremento della qualità del foraggio e della durata economica dell’impianto.

La subirrigazione si fa, inoltre, apprezzare per l’effetto conservativo, se non addirittura migliorativo, sulla struttura fisica del terreno. Infatti, l’apporto idrico fornito dall’interno del volume del terreno ha un effetto positivo sulla struttura, rigonfiando il terreno dall’interno ed eliminando l’effetto di compattamento del suolo. A ciò si aggiunga il positivo effetto di ossigenazione che si verifica in profondità quando l’acqua spinge l’aria contenuta nelle ali fuori dai gocciolatori.

La scelta della corretta spaziatura delle ali, della profondità di collocamento e della portata dei gocciolatori deve essere, in ogni caso, il risultato di un’attenta valutazione pedologica ed agronomica.