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I Farmer’s Markets: la nuova frontiera della vendita agricola

foto71La Coldiretti ha introdotto in Italia, dal 2009, il sistema della vendita diretta dei prodotti agricoli; dal produttore al consumatore. In Italia sono molti gli esperimenti di consumo alternativo basati sulle relazioni dirette tra consumatore e produttore, ma i mercati dei produttori sono quelli ad oggi più apprezzati sia dalle istituzioni pubbliche che dai media. I mercati degli agricoltori sono i luoghi dove i consumatori hanno l’opportunità di conoscere i produttori, ricevere da loro informazioni e sviluppare rapporti di fiducia e di fidelizzazione. La filiera a chilometro zero, dunque, riempie di nuovi valori l’atto di acquisto, che si riappropria dei suoi contenuti sociali.

Per i piccoli produttori, in particolare, i mercatini rappresentano una nuova occasione commerciale, una nuova opportunità di mercato nella quale è possibile realizzare prezzi equi e convenienti grazie all’assenza di intermediari, e dove è più facile valorizzare i prodotti, la loro qualità, la loro tipicità.

Il nuovo quadro normativo favorevole ha favorito, negli ultimi anni, il proliferare di numerose iniziative per la promozione dei farmer’s market. In alcuni casi esse sono sostenute da associazioni di categoria, dall’Aiab, da Legambiente, e in altri casi da amministrazioni regionali e provinciali, che ne hanno consentito la diffusione attraverso l’emanazione di specifici interventi legislativi e misure economiche.

Già nel 2012 risultavano in Italia quasi 6000 punti vendita tra mercati, aziende agricole, botteghe, ristoranti e orti urbani. Erano circa 900 i farmer’s markets dislocati sul territorio nazionale, ma con una forte concentrazione (circa il 50%) al Nord. Una rete che coinvolgeva 20.800 produttori e che ha creato 3.500 nuovi posti di lavoro. Un’attività che si sta muovendo in controtendenza rispetto alla tradizionale vendita al dettaglio; ciò è conferma dal salto in avanti del 53% messo a segno nel 2011 rispetto all’anno precedente. Sono stati 9,2 milioni gli italiani che – secondo i dati Coldiretti – nel 2011 hanno fatto shopping direttamente dagli agricoltori per una spesa di 489 milioni. La «Gdo» degli agricoltori, partita nel 2008 con 109 mercati, già nel 2009 registrava un vero e proprio boom (+400%) sull’onda anche della disciplina normativa del Ministero delle Politiche Agricole. E ora punta a diventare un canale alternativo.

Il consumatore può così rivolgersi direttamente al produttore accedendo a prezzi ribassati di circa il 30% e acquistando prodotti di qualità certificata rigorosamente “Made in Italy”.

Ma il risparmio non è l’unica leva: nei mercatini si acquistano prodotti di nicchia e di eccellenza e quindi non sempre economici. Certo gli sprechi vengono contenuti, e con i prodotti sfusi non ci sono i costi degli imballaggi. Ma a spingere in campagna o in quei punti vendita, che rappresentano il surrogato in città della fattoria, è la ricerca di cibi sani, etichettati e dei quali spesso è possibile conoscere la storia. I prodotti più gettonati – rileva la Coldiretti – sono verdure, frutta, formaggi, salumi, vino, latte, pane, marmellate, biscotti. Ma conquistano spazi anche prodotti non alimentari come gli agrocosmetici al latte d’asina o allo spumante.

L’acquisto di carni, latte, olio, vino e formaggi direttamente dal produttore sta sperimentando anche nuove e più evolute formule. Oggi ai farmer’s market si affiancano vere e proprie «botteghe» modello supermarket gestite dagli agricoltori, dove si può consumare anche uno spuntino, degustando salumi d’autore o una macedonia di frutta. Tutto rigorosamente firmato dal produttore e a chilometro zero. Con la legge Cresci-Italia, infatti, la liberalizzazione è scattata anche nelle boutiques dei produttori. Senza aggravi burocratici si può allargare l’attività di vendita alla somministrazione. E così il farmer market diventa anche un punto ristoro.

Agroalimentare fa rima con sviluppo. Nonostante la grave crisi economica che ha tagliato consumi e redditi, i numeri confermano come sia un settore di successo con tutti gli indicatori. Tutte le variabili, dalla produzione all’occupazione fino all’export indicano una crescita costante con un andamento in netta controtendenza rispetto alle altre attività produttive.

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