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La Fragola

foto62E’ una pianta di origine europea che si trova spontanea nei nostri boschi. Le varietà coltivate sono degli ibridi la cui produzione è iniziata verso la fine del Settecento e vengono classificate in cultivar a frutto piccolo e cultivar a frutto grande. La Fragola appartiene alla Famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Rosoideae, genere Fragaria.

L’irrigazione della fragola è indispensabile per garantire il raggiungimento di rese e qualità dei frutti adeguati. La specie è, infatti, particolarmente sensibile anche a brevi periodi di stress da carenza idrica durante tutto il ciclo colturale. La sua sensibilità è principalmente data dalla ridotta profondità e dalla scarsa efficienza dell’apparato radicale che ne limitano fortemente la capacità d’estrazione dell’acqua dal suolo, ma deriva anche dalla tecnica colturale.

A tal proposito è bene distinguere due fasi fondamentali della coltura e due aspetti della tecnica irrigua.

Le piantine vengono messe a dimora durante il periodo estivo-autunnale e sono perciò necessarie irrigazioni al momento della messa a dimora per evitare la crisi di trapianto.

Prima fase: trapianto

In questo periodo, soprattutto nei climi meridionali, le temperature si mantengono, di norma, abbastanza elevate e le umidità relative basse; a tale situazione climatica, avversa per l’insediamento di giovani piante, si aggiunge la scarsa funzionalità dell’apparato radicale.

Per mantenere un buono stato idrico delle piantine è utile, oltre al sistema irriguo a goccia che viene normalmente steso insieme alla plastica di copertura delle baule, un secondo impianto di irrigazione a pioggia con funzioni climatizzanti più che strettamente irrigue; l’obiettivo è quello di mantenere basso il deficit di pressione di vapore delle piante aumentando l’umidità ambientale e riducendo le temperature. Nel contempo le piantine verranno irrigate con l’impianto a goccia per mantenere il tenore idrico del terreno con interventi frequenti e di piccolo volume.

E’ importante evitare alla fragola ogni stress idrico, anche lieve, nella prima fase di sviluppo perché potrebbe compromettere l’accumulo di amido nelle radici e, di conseguenza, la differenziazione delle gemme a frutto.

La prima irrigazione va effettuata 3-4 giorni prima del trapianto per bagnare bene il terreno, immediatamente dopo il trapianto si deve intervenire di nuovo per favorire l’adesione del terreno alle radici e, in questo, caso risulta utile l’impianto a pioggia. Nella fase post trapianto, anche in relazione alle condizioni meteo, è importante evitare ogni stress intervenendo, sia a pioggia che a goccia, prima che si manifestino condizioni di sofferenza.

In molti areali la tendenza è quella di ovviare alla mancanza di un impianto a pioggia utilizzando due ali gocciolanti per baula con spaziatura molto stretta (15-20 cm): tale tecnica permette di avere elevati volumi orari di irrigazione in modo da favorire l’adesione della terra alle radici nella fase post trapianto ma si rivela, come potremo dire in seguito, un handicap in fase di produzione, almeno nei terreni non spiccatamente sabbiosi.

Seconda fase: allevamento e produzione.

Quando si disponga di dati attendibili sui livelli di umidità del terreno (valore dell’evapotraspirato calcolato con dati meteo locali o valori tensiometrici) è opportuno mantenere tali livelli tra il 60 e l’80% della capacità di campo in maniera da evitare sia i ristagni idrici che eventuali stress sia idrici che salini.

Dalla prima fase dopo il trapianto inizia anche la nutrizione che viene effettuata in fertirrigazione tramite il sistema di irrigazione a goccia steso all’impianto.

In questo caso si manifestano immediatamente i vantaggi e i limiti dei vari impianti: la distribuzione dei nutrienti nell’area radicale richiede interventi di piccolo volume e elevata frequenza in maniera da permettere il mantenimento della corretta salinità della soluzione circolante per garantire che la pianta riesca sempre ad alimentasi al meglio e che siano minimizzati gli sprechi sia di acqua che di concime.

Nella prima fase di crescita, che si svolge in autunno inverno, basse temperature ed elevate umidità relative, determinano un ridotto flusso idrico attraverso la pianta e, di conseguenza, un ridotto trasporto di massa; in questa situazione è necessario mantenere una elevata salinità della soluzione circolante per permettere alla pianta di assimilare la necessaria quantità di nutrienti. Gli impianti ad alta portata, quelli con due ali con spaziatura stretta, in questa fase rendono difficile la pratica della fertirrigazione per due motivi:

• L’elevata portata dell’impianto richiede pompe di fertilizzante ad elevata ratio di iniezione

• Spesso è impossibile fornire la quantità di fertilizzante (alla giusta concentrazione) senza superare la capacità di campo

In questa situazione gli impianti a portata inferiore (magari una sola ala al centro della bina con spaziatura 30 cm) sono favoriti potendo modulare le quantità di acqua in maniera precisa e garantire la sua adeguata salinità.

I problemi maggiori degli impianti ad alta portata si manifestano, però, in terreni poco drenanti dove la scarsa infiltrabilità determina ruscellamento sulla spalla della bina e accumulo di sali nella parte centrale della stessa.

La capacità di restituzione oraria dell’impianto dovrebbe, pertanto, variare tra i 2 e i 5 l/h/m a secondo della natura del terreno (restituzioni maggiori in terreni più drenanti).

La tecnica corrente prevede l’utilizzo di ali gocciolanti integrali monostagionali (manichette) ma con spessore di almeno 10 mil (0.25 mm) per sfuggire all’attacco degli insetti terricoli. Tali ali vengono, distese insieme alla plastica pacciamante.

Una valida alternativa è rappresentata dall’utilizzo di ali integrali pluristagionali da recuperare a fine campagna che hanno sia il vantaggio di essere ammortizzabili in più campagne, sia migliori caratteristiche di uniformità e di resistenza all’otturazione dei gocciolatori.

Nelle colture di fragola a file molto lunghe o dove la rete idraulica comporti differenze apprezzabili di pressione nelle varie zone dell’impianto, per migliorare l’uniformità possono essere impiegate ali gocciolanti integrali auto compensanti, che non variano la portata al variare della pressione, garantendo una perfetta distribuzione dell’acqua e dei fertilizzanti alla coltura.

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