La manutenzione ordinaria dell’Ala gocciolante

Manutenzione ordinaria dell'ala gocciolanteLa corretta gestione di un impianto di irrigazione a goccia non può prescindere dalle operazioni di manutenzione dell’ala gocciolante. Non sempre ne viene compresa l’importanza e non sempre la si effettua correttamente. In realtà, gestire l’irrigazione con impianti tecnologicamente avanzati, significa cambiare un po’ mentalità rispetto al passato. Così come, con regolarità, pratichiamo le operazioni di manutenzione della nostra autovettura, allo stesso modo dobbiamo fare con l’impianto di irrigazione.

Effettuare la manutenzione dell’ala gocciolante significa, innanzitutto, verificare ed evitare l’occlusione dei gocciolatori. Effettuare periodicamente il lavaggio mediante acidi è indispensabile per dissolvere ed eliminare le cause di otturazione dei gocciolatori. L’uso degli acidi richiede delle cautele poiché esso può provocare bruciature alla pelle o essere pericoloso a contatto con gli occhi. Generalmente si utilizzano acidi di uso comune (acido cloridrico, fosforico, nitrico o solforico) perché più economici ma bisogna sempre calcolare la giusta quantità di somministrazione e il corretto tempo di posa.

Proponiamo una tabella per la valutazione della rischiosità dell’acqua irrigua e, a seguire, le indicazioni dettagliate per la manutenzione ordinaria dell’ala gocciolante per singolo elemento. Se seguite con regolarità, esse ci mettono al riparo dai problemi di otturazione dei gocciolatori.

Pericolo di otturazione basato sulla concentrazione
Fattore Leggero Moderato Severo
Fisici
Solidi sospesi (filtrabili) (TSS) ₐ < 50 50 – 100 > 100
Chimici
pH < 7.0 7.0 – 7.5 > 7.5
Solidi disciolti (TDS) ₐ < 500 500 – 2.000 > 2.000
Manganeseₐ < 0.1 0.1 – 1.5 > 1.5
Ferroₐ < 0.1 0.1 – 1.5 > 1.5
Solfuriₐ < 0.2 0.2 – 2.0 > 2.0
Durezzaь < 150 150 – 300 > 300
Biologici
Popolazione battericaₑ < 10.000 10.000 – 50.000 < 50.000
ₐ concentrazione massima misurata su un campione rappresentativo (ppm)
ь Durezza espressa come ppm CaCO3
ₑ Colonie formate: unità per 100 ml

Di seguito i trattamenti ordinari e necessari in relazione alla clorazione e al controllo dei precipitati calcarei.

Clorazione

Funzioni del cloro

Il Cloro è un biocida capace di uccidere la gran parte del materiale biologico (alghe, batteri, protozoi, ecc); ha un forte potere ossidante che decompone la sostanza organica; ha proprietà disperdenti e previene l’agglutinazione e la sedimentazione dei colloidi organici o inorganici (argilla); infine ha la capacità di ossidare sostanze come ferro e manganese producendo composti insolubili che possono essere rimossi.

Tossicità

La maggior parte delle piante non è sensibile alle dosi normalmente utilizzate:

  • Fino a 10 ppm in applicazione continua;
  • Fino a 50 ppm in applicazione intermittente;
  • Terreni leggeri sono più pericolosi;
  • Le piante erbacee non danno problemi;
  • Dosi superiori a 200 ppm vanno date in fase di riposo o con coltura non in atto.

Reazioni

L’efficacia della clorazione dipende da:

  • Cloro disponibile;
  • pH (a pH < 6 l’efficacia è maggiore mentre scende molto a pH > 8.5);
  • Temperatura;
  • Tempo di contatto.

La reazione del cloro con l’ammonio da luogo alla formazione del clorammine (tossiche): non usare cloro durante la concimazione.

Applicazione:

  • Continua (1 -10 ppm);
  • Intermittente (10 – 30 ppm) una o più volte durante l’irrigazione fino a circa 20 min/gg;
  • Superclorazione a 50 ppm per 5 min durante il ciclo irriguo
  • Clorazione tra 50 e 150 ppm a intervalli periodici e sempre a fine campagna.

Correzione pH

Se è necessario correggere il pH per migliorare l’efficacia del trattamento, il punto di iniezione di acido deve essere almeno un metro prima di quello del cloro, non mescolare mai acido e cloro.

Controllo

Nel caso di clorazione continua o discontinua durante la stagione irrigua è opportuno controllare l’efficacia del trattamento misurando la quantità di cloro attivo libero (non usare kit per il cloro totale) alla fine delle ali gocciolanti si devono rilevare 0.5 – 2 ppm.

Calcolo della quantità di cloro da iniettare:

  • Solfuri (H₂S): ogni ppm di H₂S vuole 1 ppm di cloro;
  • Ferro (Fe): ogni ppm di ferro da rimuovere richiede 0.6 ppm di cloro;
  • Alghe: il cloro deve rimanere almeno 30 min al livello di 1-2 ppm alla fine dell’impianto ogni 12 h di irrigazione
  • Portata inDezione (l/h)] =  Concentrazione voluta ppm x portata del settore mc/h Concentrazione della soluzione % x 10

                                            

Procedure per la clorazione:

  • Preparare un contenitore con un litro di acqua e la concentrazione di cloro desiderata e lasciarla riposare tutta la notte
  • Se non si notano precipitati di ferro procedere allo step 4
  • Se precipita del ferro aggiustare il pH a 4,5 e ripetere lo step 1
  • Calcolare la quantità di cloro in relazione alla concentrazione di ipoclorito disponibile
  • Spurgare il fine linea prima del trattamento per rimuovere eventuali sedimenti che possano consumare il cloro
  • Riempire l’impianto con acqua clorata con 30-50 ppm (iniettare il cloro prima dei filtri)
  • Lasciare riposare circa un’ora
  • Controllare il cloro residuo (deve essere almeno 1 ppm)
  • Se la concentrazione è corretta sciacquare l’impianto
  • Se la concentrazione è inferiore a quella desiderata ripetere gli step da 5 a 8.

Controllo dei precipitati calcarei

Il trattamento con acido previene la precipitazione; scioglie i precipitati; aumenta l’efficacia della clorazione.

Prevenzione

  • L’aggiunta di acido porta l’indice di saturazione in campo negativo: il valore target di pH è di 6,0
  • La quantità di acido deve essere calcolata in funzione della concentrazione di bicarbonati e del tipo di acido utilizzato
  • L’iniezione continua evita la precipitazione di carbonati
  • Le concentrazioni utilizzate per il controllo dei carbonati sono in genere non sufficienti per evitare problemi legati al ferro e ai solfuri.

Dissoluzione dei precipitati

  • Possono essere solubilizzati precipitati di carbonato di calcio, fosfato di calcio e ossidi di ferro
  • Il pH deve essere abbattuto almeno a 2,0.
  • Il trattamento deve durare per 10 – 90 minuti e deve essere seguito da lavaggio energico
  • Il trattamento si può ripetere più volte se necessario

Migliorare l’efficacia della clorazione

  • L’ipoclorito ha idrolisi alcalina
  • L’efficacia della clorazione aumenta a pH bassi n (<6,5)
  • Iniezione di acido e cloro prima della stazione di filtrazione

Pratica

  • L’iniezione intermittente non crea problemi alle piante
  • La concentrazione di acido deve essere determinata sperimentalmente
  • Trattamenti discontinui devono raggiungere pH 2,0, quelli continui pH 4,0
  • Il pH deve essere controllato in vari punti dell’impianto di irrigazione
  • Le pompe utilizzate per l’iniezione devono avere caratteristiche particolari di resistenza alla corrosione
  • Le parti metalliche dell’impianto sono soggette ad essere aggredite dall’acido
  • Il PP è molto sensibile all’acido del PE
  • Gli acidi utilizzati sono (in ordine di acidità decrescente): solforico, nitrico, cloridico, fosforico.

Procedura

  1. Scegliere il tipo di acido da utilizzare
  2. Determinare la quantità di acido necessaria per portare il pH a 2,0
  3. Preparare un campione di acqua di un litro
  4. Aggiungere l’acido scelto agitando la soluzione fino a raggiungere pH 2,0
  5. Utilizzare la quantità di acido consumata come base di calcolo per l’acidificazione dell’acqua dell’impianto
  6. Controllare la portata dei diversi punti goccia, sia puliti che più o meno otturati
  7. Verificare che le pressioni di ingresso e di uscita dell’impianto siano corrette
  8. Spurgare i fine linea per rimuovere eventuali sedimenti che potrebbero consumare l’acido
  9. Riempire il sistema (dopo il filtro) con acqua e acido
  10. Controllare il pH alla fine delle linee per verificare la correttezza della procedura
  11. Lasciare riposare la soluzione per circa 30 – 60 minuti
  12. Sciacquare l’impianto
  13. Ripetere gli step da 5 a 8 fino a che non esca acqua pulita
  14. Controllare di nuovo la portata dei punti goccia per verificare l’efficacia del trattamento.

Esiste la possibilità che si manifestino dei problemi particolari in relazione a Ferro, Solfuri e Manganese. Questi elementi richiedono trattamenti specifici su cui, all’occorrenza, bisogna informarsi.